25 maggio 2017

Allerta sicurezza!!!


Buongiorno a tutti. 

Ieri ho visto un testo sulla paura e stamattina ho visto un altro che parlava un altra volta di paura e mi sono accorta che proprio ieri ho ricevuto tutti i tipi di "minacce"... sono venuti dall'Italia e dal Brasile diversi tipi di allerta su cose che riguardano whatsapp, internet, sicurezza bancaria, ecc... tutti con un punto in comune "non farci ragionare" "generare paura" "creare disperazione".

Tutti questi allerti hanno un messaggio chiaro alla fine "avvisate a tutti i vostri contatti!!!" e questo comunica un emergenza e delega una responsabilità alla persona che lo riceve di inoltrare alle persone care per evitare che queste persone subiscono lo stesso tipo di danno. Generano paura. 

Allora mi sono fatta questa domanda "e se non invio, sono veramente responsabile di non aver condiviso questo allerta?" Credo che la risposta del Signore a me è stata "no". Ognuno di noi è responsabile dai mali che attira a sé... la Parola dice "vegliate" e questo credo che dice tutto. Se lascio la mia macchina con gli sportelli aperti poi non sarò sorpresa se me la rubano, no? Se esco lasciando le finestre aperte e poi viene la pioggia troverò dell'acqua dentro di casa? Anche se non sapevo che poteva piovere?

Con la tecnologia sono state aperte diverse porte nella vita delle persone che volontariamente hanno perso la loro privacy. Per esempio, oggi il numero di telefono non è più una cosa privata. Se entro in un gruppo in whatsapp tutte le persone che fanno parte di quel gruppo, anche se non li conosco, riescono ad aggiungermi e di conseguenza avere il mio numero di telefono. La privacy non c'è più.

Io vengo dal tempo che se qualcuno voleva il numero di telefono di una persona che conosco dovevo prima chiedere alla persona se mi autorizzava a passare il suo numero per poi farlo. La privacy serviva come un *riparo* da cose sgradevoli o che ci potevano generare qualche fastidio. Oggi, basta far parte dello stesso gruppo su whats per avere il numero della persona. Con tutto questo non è da meravigliarsi se riceviamo tante telefonate di pubblicità, vero? Oppure se corriamo rischi che qualcuno possa clonare la nostra scheda o di ricevere virus anche per mezzo di Whatsapp o Facebook? 

Il nemico, il principe di questo mondo, cerca di creare nuove minacce tutti i giorni... ne sentiamo ai telegiornali, ne sentiamo dalle persone vicino a noi, ma come reagiamo a tutto questo? Come il mondo? Abbiamo paura?

"Chi dimora nel *riparo* dell'Altissimo, riposa all'ombra dell'Onnipotente. Io dico all'Eterno: «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio DIO, in cui confido». Certo egli ti libererà dal laccio dell'uccellatore e dalla peste mortifera. Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. Tu non temerai lo spavento notturno, né la freccia che vola di giorno, né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che imperversa a mezzodì." 
(Salmo 91:1-6)

Il miglior rimedio contro tutte queste minacce è Gesù, il Signore. Se dobbiamo condividere un messaggio con urgenza è questo: conoscere Gesù; e il resto sarà conseguenza. Cerchiamo di essere *riparati* in Lui, cerchiamo di vegliare e pregare e Dio sarà la nostra protezione. Seguiamo la Sua Parola e tutto andrà per il verso giusto, indipendente dalle intemperie.

Dio vi benedica!

*riparo* – 1. L’azione di riparare o di ripararsi; il mezzo, il modo di ripararsi da una cosa dannosa, pericolosa o sgradita.
2.  Nel linguaggio milit., massa di terra, coperta di rivestimenti, che in un’opera fortificata si eleva al di sopra della piazza per proteggere i difensori (nel passato, detta ramparo); attualmente, nella fortificazione campale, il termine indica un piccolo lavoro in terra compiuto per proteggere artiglierie, mitragliatrici o tiratori.

14 maggio 2017

Testemunho 05/2017


Ola, tenho 29 anos, sou casada e tenho um filho lindo e abençoado com a idade de 3 anos.
Aceitei a Jesus quando tinha por volta de 16 anos, mas naquela época eu ainda não tinha total conhecimento da grandeza de Deus e de todas as bênçãos que Ele havia separado para minha vida. Porém, conforme está na sua Palavra em Jeremias 29:11-13, o Senhor tem pensamentos a respeito de seus filhos e se o buscarmos verdadeiramente e de todo coração Ele nos permitirá viver em sua presença.
“ Porque eu bem sei os pensamentos que tenho a vosso respeito, diz o Senhor; pensamentos de paz, e não de mal, para vos dar o fim que esperais. Então me invocareis, e orareis a mim, e eu vos ouvirei. E buscar-me-eis, e me achareis, quando me buscardes com todo o vosso coração”
O que vou relatar ocorreu há não muito tempo atrás, durante um culto realizado as sextas- feiras em minha igreja.
Este culto tem por objetivo fazer com que possamos buscar a libertação e a cura de problemas, sejam eles físicos ou emocionais. Neste dia houve um grande mover do Espírito Santo em toda nossa igreja.
Durante o momento do louvor veio em meu coração que eu deveria me dirigir até uma mulher que estava a uma fileira a frente da minha e dizer a ela que o Senhor mandou avisa-la que tudo ficaria bem . Assim, desta forma, simples e objetivamente. Porém no mesmo instante eu não entendi e acreditei que fosse algum pensamento próprio e não de Deus.
Em questão de milésimos de segundos, a pastora parou o louvor e pediu que se alguém estivesse sentindo em seu coração de falar com alguma pessoa da igreja, que era para ser feito pois era mandamento do Senhor. Neste mesmo instante tive a certeza de que Deus estava mandando eu ir até aquela mulher. Esta mulher chorava muito, e eu via em seus olhos tristeza e sofrimento.
Eu a abracei e disse: -“ O Senhor mandou eu vir lhe dizer que tudo ficará bem, sua situação será resolvida e Ele estará com você por onde você andar”. Honestamente, eu não sei sobre o que Deus queria falar com ela, porém neste instante eu comecei a orar por ela. Em seu ouvido eu repetia as palavras que o Espirito Santo colocava em meu coração. Ficamos abraçadas por todo o período do louvor e enquanto eu orava por ela.
No final o Senhor mandou eu lhe dizer o quanto ela era linda aos olhos Dele e o quanto Ele a amava. Ela se acalmou e parou de chorar.
Nos despedimos e voltei ao meu lugar.
Nunca havia me acontecido algo parecido como essa experiência que eu tive, porém sou grata ao Senhor por ele permitir viver isso.
Sei que Tudo é para Glória e Louvor de Jesus!
Assim eu encerro meu testemunho, na certeza de que Deus é real, Ele vive e Reina dentro de nós, basta o buscarmos de todo nosso coração e obedecermos a sua Palavra.
Um abraço,
Fique na fé!
E.C.B 05/2017

27 aprile 2017

Consolazione durante la sofferenza.



Devo aver avuto 14 anni. Nel bel mezzo della notte il mio fidanzato mi chiamò per confessarmi che aveva baciato un altra ragazza. Cominciò a spiegarmi la dinamica, ma io gli chiusi il telefono in faccia, e mi misi a piangere, piangere a ancora piangere. Squarciò il mio cuore in mille pezzi, soffrì così tanto a tal punto che il dolore sembrava quasi fisico. Pochi mesi fa, trovai il mio diario di allora, avevo scritto “Non permetterò mai più a nessuno di ferirmi così”.

Cosa facciamo quando veniamo feriti, delusi, o sperimentiamo un lutto? Matteo 5:4 promette consolazione a quelli che soffrono. “Afflitto” in greco "penthos" sta a significare un dolore interno che è visibile dall’esterno. Ovvero far vedere agli altri quello che senti dentro, per non negare il dolore che provi e nasconderlo.
 
Uff! Ma io non volevo che nessuno mi ferisse mai più! Se il mio dolore fosse visibile, se lo facessi, dimostrerei a tutti che potere hanno su di me, o sbaglio? Non lo voglio fare! Per anni ho seppellito il mio dolore nel profondo. Così tanto a volte da non riuscire nemmeno a percepirlo. Ma in seguito, il dolore ebbe la meglio su di me. Un giorno per una piccola sofferenza, venne tutto a galla. Ero un disastro, e sapevo che non potevo più fingere. Oggi sto imparando ad essere più onesta con me stessa, passo dopo passo, anche con quelli che mi feriscono. 

Non si tratta di diventare piagnucoloni (in tedesco noi diciamo "Trauerkloß" che significa fagotto di lamentele), e di andare a raccontare a chiunque ci ascolta le nostre sofferenze e dolori. Tutto questo non ci aiuterebbe, perché non farebbe altro che rimarcare il nostro dolore. Si tratta invece, di elaborare il nostro dolore saggiamente. Che è fattibile solo quando ammettiamo che stiamo soffrendo e abbiamo bisogno di guarigione, ricorrendo davanti a Dio che vuole consolarci e possibilmente trovare qualcuno saggio che sappia aiutarci a superare il momento di dolore.

Posso immaginare che tutto questo sia difficile per te, sei andato avanti così tanto senza affrontare la perdita dei tuoi genitori, il tradimento del tuo partner, la disavventura della solitudine, nonostante tutto sei rimasto forte e indipendente. Ma tu sai che qualcosa in tutto questo non è giusto. Quindi la domanda è questa : è davvero importante mantenere le apparenze di una vita serena invece che sperimentare la vera gioia e libertà? In una società in cui la maggior parte del tempo condividiamo l’ovvio e i nostri sorrisi con i selfies sui social media, noi non cerchiamo l’apparenza nelle relazioni e comportamenti, ma autenticità. E attraverso l’onesta permettiamo agli altri di essere onesti che loro stessi. Sono certa che troveremo guarigione e benedizioni in questo modo. Credo anche che attraverso questo possiamo essere in grado di affrontare il dolore.

"Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati." (Matteo 5:4)
by @ninastrehl

28 marzo 2016

E' soltanto un barattolino... (una storia reale)

E' soltanto un barattolino... ma Dio disse: “Se fa bene al tuo cuore fa bene al mio...”

“Figlia, per te era soltanto un barattolino ma Io ho voluto insegnarti qualcosa anche con questo barattolino...

Quando ti sei messa a dipingere per la prima volta hai scelto i colori più facili, i tracciati più veloci, hai usato poche tonalità, pochi colori, poca dedizione e ti sei accontentata di poco, ma cerca di imparare che Io ho il meglio per te...

Non giudicarti fallita soltanto perché hai preso in mano quello barattolino con la vernice ancora fresca e hai guastato il tuo disegno... tu non sei ciò che le persone dicono di te, tu sei la mia figlia, che Io ho creato e che amo...

Figlia mia, Io ho voluto insegnarti che tu puoi fare di più. Sono stato Io a darti forza, ed anche ti ho consolato quando sei rimasta triste perché il tuo disegno era guasto... ma Io dovevo farlo, dovevo mostrarti che tu potevi fare di più... Per te era solo un modo di passare il tempo, un modo di godere la giornata, di distrarti, ma per me era l'opportunità di insegnarti una cosa importante che vale per tutta la vita.

Tu avevi dipinto usando molto poco del potenziale che ti ho dato, hai fatto degli errori e lì hai lasciati lì, hai usato il metodo “più facile” e “più veloce” ma la vita non funziona così. Però, sono rimasto felice quando tu hai ascoltato la Mia voce: “tu puoi fare meglio”.

Come il mio cuore si è riempito di gioia quando il giorno dopo tu hai guardato quel barattolino e hai detto a te stessa: “Io posso fare meglio”. Lì ho riconosciuto la guerriera, forte e perseverante che Io ho creato... hai preso il computer, hai cercato diligentemente un immagine di un girasole e non hai scelto la prima che capitava, hai cercato la più bella, quella con il miglior angolo e con più dettagli... eh così figlia, la vita è piena di sfide. Poi hai preso i colori, hai pensato, ripensato, cercato in internet “tecniche” da chi sa fare il pittore per imparare da dove iniziare; non ti sei lasciata portare dall'arroganza ma hai dimostrato umiltà quando hai voluto imparare da chi ha già esperienza.

Mentre mischiavi ogni colore Io ero lì al tuo fianco e ti dicevo: “metti un po' più di quel marrone che viene meglio...” e tu mi hai ubbidito figlia, hai seguito ogni mio consiglio... come era allegro il mio cuore di vedere la mia bambina perseverare.

Alcune volte hai sbagliato la pennellata, hai pensato di fare qualcosa e non ha funzionato, ma non ti sei lasciata abbattere... anzi, figlia, hai preso il pennello e tutto ciò che avevi a portata di mano degli strumenti che ho dato a te e hai corretto l'errore; non hai lasciato macchie o scarabocchi, ma hai sistemato lo sbaglio.

Non ti sei lasciata trascinare dalla tua memoria e né dalla superbia di chi ha visto tanti e tanti girasoli nella vita, ma hai mantenuto gli occhi sulla fonte, nell'immagine che hai selezionato come modello per essere sicura che eri sulla strada giusta.

Figlia, abbiamo fatto un bello lavoro. Anche se non ho preso il pennello in mano insieme a te, io sono stato al tuo fianco. Ti motivavo a non desistere, ti mostravo i colori giusti, la posizione che dovevi tenere con la mano, l'attenzione che dovevi avere quando tenevi in mano quel barattolino con la vernice ancora fresca per non guastarlo. Ho sorriso quando tu hai sorriso, mi sono rallegrato quando tu ti sei rallegrata e ho contemplato ciò che hai fatto mentre tu contemplavi ciò che avevo fatto per te.

Adesso, figlia cara, ti chiedo di applicare tutte queste “tecniche” alla tua vita:
  • Non dimenticare che la fonte, il tuo fuoco deve essere sempre sul mio figlio Gesù Cristo.
  • Chi ti mostrerà i colori che devono essere dipinti sarà la mia Parola e lo Spirito Santo.
  • Sii umile per imparare con le persone che metto vicino a te.
  • Non desistere davanti alle difficoltà, credi, io ricomincerò con te quante volte fosse necessario e mai ti abbandonerò.
  • Quando hai accettato Gesù nel tuo cuore tu eri come quel barattolino guasto, ma Io ti ho lavata nelle mie acque, ti ho purificata e ho riscritto la tua storia. Non aggrapparti al tuo passato.
  • La gioia di vedere il risultato di un duro lavoro è molto più grande di quella prodotta da lavori che durano poco, che richiedono poco da noi e non ci portano ad avere un serio impegno.
  • Gli strumenti di cui hai bisogno Io ho già dato a te, devi soltanto permettere che ti insegni come usarli.
  • Non accontentarti con qualcosa più o meno perché ciò che ho per te è il meglio.
  • Per tutto nella vita c'è una soluzione, se sbagli Io metto davanti a te l'opportunità di sistemare i tuoi errori e fare meglio.

Ti amo figlia, sono fiero di te!”
Dio, il tuo papà!

Poiché io conosco i pensieri che ho per voi», dice l'Eterno, «pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza.”
(Geremia 29:11)

(l'immagine del barattolino è fatta da me, il barattolino è stato dipinto da me, io non avevo mai dipinto così... la storia è reale come Dio è reale nella mia vita.)

Thais Aquino

12 gennaio 2016

Perché Saul disubbidì a Dio?


"Io mi pento di avere stabilito Saul re, perché si è allontanato da me e non ha eseguito i miei ordini"  (1 Samuele 15:10)

In 1 Samuele 15 racconta che Saul ha disubbidito l'ordine del Signore e trattenuto in vita i migliori animali e il re degli amalechiti.

Perché Saul disubbidì a Dio?

Perché Satana ha messo orgoglio nel suo cuore e lo ha tentato in questo modo:

“Saul, Dio ti ha unto re, ti ha scelto perché sa che tu sei un uomo saggio per condurre il Suo popolo e Lui confida che tu prenderai la decisione migliore, quindi, mostri a Lui che sei un uomo saggio.  Vedi, perché uccidere questi buoni animali? Trattienili perché sarebbe un grande spreco; quale problema c'è in non ucciderli ora? Vedi il re, mantienilo arrestato per mostrare a tutti, come una coppa, che tu hai vinto sugli amalechiti. In prigione lui non potrà mai più combatterà contro di te.”

Perciò Saul non credeva di aver disubbidito la voce del Signore. Lui credeva di aver fatto il meglio per il suo popolo e per Dio, ma non ha avuto attenzione alla sottomissione completa all'ordine di Dio.

Il "IO POSSO" è entrato nel suo cuore e per qualche momento lui ha creduto di sapere meglio di Dio ciò che era migliore. Questo è peccato di ribellione.

Quanti di noi non abbiamo peccato "senza volere" per non aver ubbidito completamente un ordine di Dio?

Quanti di noi abbiamo creduto di dare il nostro meglio a Dio senza né meno consultarLo per conoscere la Sua volontà?

Quante volte diamo il nostro meglio per fare qualcosa per il Regno di Dio, per la chiesa, e non comprendiamo perché non riusciamo a raggiungere il nostro scopo?

Dobbiamo ubbidire a Dio nei minimi dettagli e cercare la Sua volontà.

Tante volte è necessario ubbidire anche senza capire il "perché", alla fine, Dio sa quello che è il meglio per noi SEMPRE!!!


by Thais Aquino

VERSAO EM PORTUGUES (18 DE ABRIL DE 2011)

9 gennaio 2016

QUANDO OS FILHOS VOAM - Rubem Alves


"Sei que é inevitável e bom que os filhos deixem de ser crianças e abandonem a proteção do ninho. Eu mesmo sempre os empurrei para fora.Sei que é inevitável que eles voem em todas as direções como andorinhas adoidadas.
Sei que é inevitável que eles construam seus próprios ninhos e eu fique como o ninho abandonado no alto da palmeira…
Mas, o que eu queria, mesmo, era poder fazê-los de novo dormir no meu colo…
Existem muitos jeitos de voar. Até mesmo o vôo dos filhos ocorre por etapas. O desmame, os primeiros passos, o primeiro dia na escola, a primeira dormida fora de casa, a primeira viagem…
Desde o nascimento de nossos filhos temos a oportunidade de aprender sobre esse estranho movimento de ir e vir, segurar e soltar, acolher e libertar. Nem sempre percebemos que esses momentos tão singelos são pequenos ensinamentos sobre o exercício da liberdade.
Mas chega um momento em que a realidade bate à porta e escancara novas verdades difíceis de encarar. É o grito da independência, a força da vida em movimento, o poder do tempo que tudo transforma.
É quando nos damos conta de que nossos filhos cresceram e apesar de insistirmos em ocupar o lugar de destaque, eles sentem urgência de conquistar o mundo longe de nós.
É chegado então o tempo de recolher nossas asas. Aprender a abraçar à distância, comemorar vitórias das quais não participamos diretamente, apoiar decisões que caminham para longe. Isso é amor."


Rubem Alves

Ferire...

A volte abbiamo la rabbia dentro e la proiettiamo sulle persone quando dovremo semplicemente proiettarla sul peccato e lasciare che Dio se ne occupi... ‪#‎GraziadiDio‬ ‪#‎PassosDoPai‬




PAROLE POSSONO FERIRE
"C'è chi, parlando senza riflettere, trafigge come spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione." 

(Pro 12:18)

15 marzo 2015

Sotto l'ombra dell'ONNIPOTENTE


C'era una volta un popolo che camminava nel deserto verso la terra che gli aveva promesso Dio. Lui era il loro Dio e loro erano il Suo popolo. Lui gli aveva liberato dalla schiavitù e gli aveva comandato di andare fuori dall'Egitto verso una terra migliore, una vita migliore.

Mentre questi camminavano si sono messi a lamentarsi con Lui perché non avevano pane da mangiare e Dio ha fatto piovere pane dal cielo, ma gli ha dato un piccolo ordine: per 6 giorni potete uscire per raccogliere la porzione per sfamare le persone di casa vostra ma il sesto giorno dovete raccogliere il doppio perché il settimo giorno non dovete uscire per raccogliere niente; dovete raccogliere la quantità necessaria e se ne avanza dovete bruciare e non conversare per il giorno seguente. Cosa è successo? Alcuni non si sono fidati, uscirono per raccogliere il settimo giorno ma non c'era niente... altri non hanno bruciato gli avanzi e questo ha creato dei vermi. Dio gli aveva garantito che sarebbe il loro sostegno ma loro ancora non avevano capito.

Un altra volta il mormorì ma questa volta perché li mancava la carne che loro erano abituati a mangiare in Egitto, loro non riuscivano a capire che la terra che Dio li aveva promesso li avrebbe dato molto, ma molto di più e il migliore per loro, ma come Dio li prendeva come i suoi pulcini li ha concesso la carne, ma sempre con lo stesso comando: raccogliere la quantità necessaria solo per sei giorni e il settimo dovevano avere fiducia che non li avrebbe mancato nulla e dovevano ubbidire prendendo il doppio.

Come un padre è paziente ad insegnare la via giusta al suo figlio così è stato Dio verso il suo popolo, i suoi figli, scelti tra tanti per ereditare il meglio della terra. Lui sapeva quello che era meglio per loro, gli voleva bene ma loro non hanno accettato il Suo amore ma lo vedevano come un estraneo, come qualcuno di cui avere timore. Quando un padre vede che il figlio sbaglia non gli passa la mano sulla testa ma lo correggi e così è stato...

Oggi viviamo in un mondo dove tante persone subiscono la fame mentre altre soffrono con l'obesità. Alcuni addirittura riescono ad avere di più ma per vanità, per belezza fisica, non mangiano. Dio ha creato ogni cosa perfetta e per funzionare in modo perfetto, così è stato creato ogni essere umano: abbiamo bisogno di mangiare, ma se mangiamo di più o di meno di quanto abbiamo bisogno facciamo soffrire il nostro corpo.

Ora rimango ad immaginare, come sarebbe questo mondo se soltanto ubbidisse la voce del suo creatore? Ci sarebbe la fame? L'anoressia? L'obesità? Quanti problemi portiamo a noi stessi con le nostre scelte sbagliate, perché pensiamo di essere i padroni di una terra che non è stata creata da noi, che pensiamo di sapere ciò che è meglio per noi e non pensiamo al nostro prossimo. Per ogni problema possiamo relazionare un peccato, non riesci a vedere soltanto chi è cieco... abbiamo la verità davanti ai nostri occhi.

Cerchiamo di iniziare il giorno ringraziando a Dio per tutto, proprio tutto, che Lui ci ha dato, cercando la Sua guida perché non facciamo le scelte sbagliate un altra volta, invece di lamentarci mettiamoci in preghiera e parliamo dei problemi di questa terra al Creatore di questa terra, mettiamoci il nostro meglio per ubbidire a Lui e quando non riusciamo che possiamo essere pronti ad imparare e ricevere la correzione. Lui non è all'oscuro dalle nostre debolezze, sta soltanto aspettando che ci arrendiamo a Lui e diciamo: “Signore, sia fatta la Tua volontà nella mia vita... ho bisogno di Te.”

C'è ancora una Speranza che vive in eterno, un Signore che ci ama e che vuole il nostro bene, un Padre che ci sostieni e che provvede la pioggia nel tempo giusto, c'è ancora un Giudice che invece di condannarci ha dato la Sua propria vita al posto della nostra, un Intercessore davanti al Padre che ci ha comprato con prezzo di sangue per farci avere una vita qui e una vita eterna con Lui. Arrendiamoci a Gesù! Arrendiamoci al Suo amore... ETERNO!

"Infatti io so i pensieri che medito per voi", dice il SIGNORE: "pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una SPERANZA."
(Geremia 29:11)

"Non abbiate paura, state fermi e vedrete la SALVEZZA che il SIGNORE compirà oggi per voi; infatti gli Egiziani che avete visti quest'oggi, non li rivedrete mai più. Il SIGNORE combatterà per voi e voi ve ne starete tranquilli" (Esodo 14:13-14)

“Il SIGNORE è la mia forza e l'oggetto del mio cantico; egli è stato la mia salvezza. Questi è il mio Dio, io lo glorificherò, è il Dio di mio padre, io lo esalterò. Il SIGNORE è un guerriero, il suo nome è il SIGNORE.“ (Esodo 15:2-3)

19 novembre 2014

Allerta SPERANZA in Italia!


Stamattina Dio mi ha fatto venire a mente un argomento molto importante: La Speranza.

Domenica scorsa io e mio marito siamo stati in una chiesa ove si è parlato riguardo a un articolo di un giornale italiano che parlava che l'Italia è uno dei paesi più pessimisti del mondo. Da quando vivo la chiamata che Dio mi ha dato qui in Italia ho adottato questa nazione come la mia nazione, non è per rifiutare la mia Patria ma mi sento italiana dalla testa ai piedi, sento un forte sentimento di appartenenza a questo popolo che Dio ha scelto, che ama e che vuole salvare... ho un sogno e il mio sogno vive per Fede.

Quando ho sentito che un giornale italiano diceva che l'Italia non sogna più, che sono pessimisti mi sono ricordata la quantità di suicidi degli ultimi tempi. Non sono una persona a cui piace sentire le notizie sulla TV principalmente perché c'è sempre qualcosa di brutto da ascoltare ma diverse volte ho sentito da altre persone, o passando velocemente sul canale del telegiornale, parlare di suicidi. Persone hanno tolto la propria vita e la vita anche dei familiari perché avevano perso il lavoro, perché non riuscivano a pagare l'affitto, perché non credevano a un futuro migliore.

Come dobbiamo misurare il nostro valore, su chi siamo, su cosa facciamo, su cosa riusciamo a produrre? Come Dio ci valuta? Dov'è Dio? Quante domande si possono fare in questo scenario chiamato da tutti con il nome di crisi... quanta contraddizione, il paese centro del cattolicesimo ha perso la fede? C'è qualcosa che non va.

Quando riflettevo tutte queste cose mi sono ricordata di un slogan fatto dal governo per riprendere l'auto-estima del popolo che è stato messo nella mente dei brasiliani, come me, per mezzo della TV in tutto il Brasile (più o meno il 2002): "Sono brasiliano, non mi arrendo mai." e allora mi sono accorta dell'importanza di essere ottimiste. Nei giorni di oggi il Brasile non è in crisi, l'economia cammina, le persone ancora sognano e anche se il governo non è uno dei migliori esiste la Speranza, il desiderio di andare avanti...

Noi come cristiani, seguaci di Cristo, siamo chiamati a portare la buona novella, o sia, "una buona notizia" ma possiamo chiederci se stiamo veramente adempiendo il chiamato che Dio ha per noi? Dove sono i discepoli di Gesù? Cosa parlano ogni giorno quelli che si chiamano credenti? Quale consigli e parole danno a questo paese senza speranza? E mi sono rattristata un'altra volta... se tanti brasiliani come me sono venuti qua per fare la volontà di Dio quale differenza facciamo se pensiamo come loro (questo mondo pessimista)? Quante volte ho sentito brasiliani che sono arrivati qui con una speranza, voglia di fare, amore per Dio e alla fine sono diventati anche loro pessimisti, hanno perso la speranza, la fede, il proposito della loro vita. Cos'è successo???

Vi voglio lasciare soltanto un versetto per riflettere: "Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà." (Romani 12:2). Se ci conformiamo a questo mondo, alle notizie sulla TV ogni giorno, se non ci commoviamo con le brutte notizie e non portiamo speranza a quelli che non sognano più cosa facciamo qui? Prego perché possiamo comprendere la chiamata di Dio per la nostra vita, come Lui ci vuole usare per salvare questo popolo e che le persone che ci circondano possono vedere non la tristezza sui nostri occhi ma la luce di Cristo, l'amore di Gesù e così imparino a sognare di nuovo.

PREGHIAMO PER L'ITALIA!!!

Thais Aquino 



·1 Tendenza a cogliere e a sottolineare gli aspetti negativi e sfavorevoli della vita e della realtà (si contrappone a ottimismo): vedere tutto con p.; atteggiamento di sfiducia, di previsione negativa riguardo a qlco.: non nascondeva il suo p. sull'esito dell'impresa
·2 filos. Corrente di pensiero che tende a credere alla prevalenza del male sul bene; più spec., dottrina secondo cui la vita umana è dominata dal dolore e dal male e il mondo non è che la manifestazione di una forza irrazionale e incomprensibile: il p. di Schopenauer, di Leopardi
·• a. 1826

------ ARTICOLI DEL GIORNALE ------------

Italiani pessimisti con qualche ragione



Gli italiani sono pessimisti neri, quando si considera il futuro: questo non promette bene. Però hanno le idee estremamente chiare: questo è un bel vantaggio. Solo il 15% crede che i suoi figli saranno in una posizione finanziaria migliore della sua. Più o meno come i giapponesi ( 14% ) e i francesi ( 13% ) ma diversamente da tedeschi ( 38% ), spagnoli e americani ( 30% ) e ancora più distanti da vietnamiti ( 94% ), cinesi ( 85% ) e Paesi emergenti in genere. Questo pessimo umore si riflette anche nel peso che danno alla disuguaglianza sociale. Per il 73% degli italiani è un problema molto grande, come per i greci ( 84% ) e gli spagnoli ( 74% ). Mentre lo è molto meno per giapponesi ( 28% ), tedeschi ( 39% ), cinesi ( 42% ), i quali ritengono probabilmente che, più che restringere il gap tra ricchi e poveri sia importante ridurre la povertà.???Lo studio-sondaggio internazionale è condotto dal centro di ricerche americano Pew Research. Il quale scopre che, però, gli italiani sono, in Occidente, coloro che credono meno alle politiche di redistribuzione del reddito come via per limitare le disuguaglianze. Alla domanda «cosa contribuirebbe maggiormente a ridurre il gap ricchi/poveri» solo il 12% risponde tasse più alte, il 68% risponde tasse più basse: le politiche favorevoli alla crescita dell?economia sono insomma ritenute più adeguate alla semplice redistribuzione dell?esistente. Una considerevole lucidità per quel che riguarda la realtà italiana. E una notevole differenza rispetto a Paesi in cui le tasse sui ricchi sono invece favorite: per il 61% dei tedeschi, il 54% degli spagnoli, il 53% dei sudcoreani, il 50% dei britannici e il 49% degli americani. Le tasse alte e, più in generale, le caratteristiche socio-economiche del Paese, sembrano essere ciò che scoraggia gli italiani.???Quando Pew Research chiede loro cosa considerino «molto importante» per andare avanti nella vita, il 39% segnala «una buona educazione» e il 35% «lavorare sodo». Ma un 80% indica anche «fortuna» o «famiglia ricca» o «conoscenze giuste». «Lavorare sodo» è invece scelto dal 73% degli americani, dal 60% dei britannici, dal 49% dei tedeschi. In termini diversi, il 66% degli italiani concorda con il dire che il «successo nella vita è determinato da forze fuori dal nostro controllo»: solo il 32% non è d?accordo. Questione di carattere nazionale o l?osservazione di come funziona l?Italia.© RIPRODUZIONE RISERVATA




I più grandi masticatori di futuro vivono negli Usa. Non dipende solo dall’economia e dall’occupazione (248.000 nuovi posti di lavoro in settembre). Vecchi residenti o nuovi arrivati, gli americani sono convinti di poter condizionare il proprio futuro. Gli Stati Uniti sono una nazione fondata sul trasloco, nuove residenze e nuove conoscenze. Ogni presidenza è una catarsi; ogni elezione un inizio; ogni lavoro una sfida. Il fallimento, che in Italia è un marchio d’infamia, negli Usa vuol dire: almeno ci ho provato.

Non possiamo, né dobbiamo, scimmiottare l’America. Ma dobbiamo ammettere che il nostro realismo è diventato cinismo, e il cinismo ci sta conducendo al pessimismo. I continui, pessimi esempi pubblici - 5,7 miliardi l’anno il costo della corruzione, stimano Guardia di Finanza e Corte dei Conti - contribuiscono a questo umore. Altrove non accade. I Paesi che hanno una libertà di informazione simile alla nostra non hanno la nostra corruzione; e i Paesi che hanno la nostra corruzione non hanno la nostra libertà di informazione. Una consapevolezza scoraggiante, quella italiana.

L’economia e l’occupazione influiscono sull’umore collettivo; e l’umore collettivo, lentamente, diventa narrativa nazionale. Quali Paesi possiedono oggi la capacità di vedere se stessi come protagonisti di una storia che va avanti? Dell’America, abbiamo detto. Cina e India, in competizione tra loro e col resto del mondo, hanno una visione epica di questo momento storico. In Europa è una tranquilla consapevolezza che accomuna Germania e Polonia, Irlanda e Regno Unito. Perfino la Russia ha un’idea di se stessa. Putin, in cerca di consenso, ha rispolverato i miti sovietici. In mancanza di meglio, molti connazionali gli hanno creduto.

L’Italia ha saputo raccontarsi negli anni Sessanta, quando l’economia tirava e le famiglie sognavano (sì, anche grazie a un’automobile o a un elettrodomestico). A metà degli anni Ottanta, quando ha intravisto il sorpasso dell’Inghilterra. Nei primi anni Novanta, quando ha provato a battersi contro il malaffare. Negli anni Duemila, quando la maggioranza ha creduto al «contratto con gli italiani» di Silvio Berlusconi. Tre illusioni e tre delusioni, seguite da questi anni di crisi economica.
Facciamo fatica a sognare ancora.


Effetto crisi: impennata di suicidi nel 2013, la metà erano imprenditori


Un suicidio ogni 2 giorni e mezzo. Nell'anno 2013 sono state complessivamente 149 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto agli 89 casi registrati nel 2012 di cui il 40% nel solo ultimo quadrimestre. Sono questi gli ultimi dati resi noti da Link Lab, il Laboratorio di ricerca socio-economica dell'Università degli Studi Link Campus University, che da oltre due anni studia il fenomeno e che adesso pubblica i dati complessivi di un'attività di monitoraggio avviata nel 2012.
Circa un suicida su due (45,6%) è imprenditore (68 i casi nel 2013, 49 nel 2012) ma, rispetto al 2012, cresce il numero delle vittime tra i disoccupati: sono 58, infatti, i suicidi tra i senza lavoro, numero che risulta più che raddoppiato rispetto al 2012 quando gli episodi registrati furono 28. Dopo i mesi estivi, il numero dei suicidi per ragioni economiche è tornato a salire vertiginosamente a settembre, con 13 episodi registrati; ottobre ha contato 16 vittime, novembre ha registrato 12 casi mentre nell'ultimo mese dell'anno in cui le vittime sono state ben 18. In 19 casi si è arrivati al gesto estremo per stipendi non percepiti.

Il fenomeno non conosce differenze geografiche:
 al Sud come al Nord. Nel 2012 il numero più elevato dei suicidi per motivi economici si registrava nelle regioni del Nord-Est (27 casi con un'incidenza percentuale pari al 30,3%), un'area geografica a maggior frequenza di suicidio tra gli imprenditori a causa della maggiore densità industriale. L'analisi complessiva dell'anno 2013 sottolinea come il fenomeno sia andato uniformandosi a livello territoriale interessando con la stessa forza tutte le aree geografiche. Persino nel Mezzogiorno dove il tasso dei suicidi per crisi economica é sempre stato storicamente più basso rispetto alla media nazionale, vi è stato un allarmante aumento del numero dei suicidi: 13 i casi complessivi dell'anno 2012 a fronte dei 29 del 2013. Nel 2013 il numero più elevato di suicidi per ragioni economiche si è registrato nel Nord-Ovest che vede triplicato il numero delle vittime che passa da 12 dell'anno 2012 a 35 nel 2013. A seguire le regioni centrali con 33 casi (22,1%) a fronte dei 23 del 2012 (25,8%) e il Nord-Est con 32 (21,5%), dato quest'ultimo in linea con quanto registrato nel 2012 quando gli episodi sono stati 27. Sono invece 19 i casi di suicidio registrati nelle Isole (14 nel 2012).

La crisi interessa strati sempre più ampi della popolazione.
 Nel 2013, così come nel 2012, la crisi economica, intesa come mancanza di denaro o come situazione debitoria insanabile, rappresenta la motivazione principale del tragico gesto, all'origine dei 108 suicidi (72,5%) nel 2013, a fronte dei 44 del 2012. La perdita del posto di lavoro continua a rappresentare la seconda causa di suicidio: 26 gli episodi registrati, in lieve aumento rispetto al 2012 quando i casi sono stati 25. Ad incidere inoltre sul tragico epilogo, i debiti verso l'erario: 13 le persone che nel 2013 si son tolte la vita a causa dell'impossibilità di saldare i propri debiti nei confronti dello Stato.

E i tentati suicidi? Quasi raddoppiato il numero rispetto al 2012.
 Preoccupante e significativo anche il numero dei tentati suicidi: sono infatti 86 le persone che nel 2013 hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla crisi economica, tra cui 72 uomini e 14 donne, contro i 48 casi complessivi registrati nel 2012. Anche tra i tentativi di suicidio, a destare allarme é l'incremento registrato nelle regioni meridionali: si passa infatti dai 5 casi del 2012 a ben 25 tragici tentativi di porre fine alla propria vita rilevati nel 2013. Anche nelle regioni insulari si passa a 15 casi dai 6 registrati nel 2012. L'aumento si registra anche nelle regioni del Centro Italia in cui nel 2013 si sono verificati ben 22 casi a fronte dei 13 rilevati nel 2012. A livello regionale il numero più elevato di tentativi di suicidio nel 2013 si ha nel Lazio (12). Seguono Sicilia (11), Campania ed Emilia Romagna (10), Lombardia (7), Abruzzo e Toscana (6). I disoccupati che nel 2013 hanno tentato di togliersi la vita sono 50. Erano 20 nel 2012.


22 aprile 2013

TCI - TELEVISIONE CRISTIANA IN ITALIA



La TCI è una Televisione Cristiana, non a carattere religioso- denominazionale, che ha come scopo l’utilizzo delle onde televisive per condividere la Parola di Dio con il popolo Italiano, permettendo, da oltre 30 anni, al Vangelo di Cristo di raggiungere milioni di anime bisognose della speranza che in Esso c’è. I programmatori, pur essendo stati formati da realtà dottrinali diverse, hanno un obiettivo comune: trasmettere le Verità Bibliche con enfasi sull’evangelizzazione, esortando chiunque ascolta ad avere un rapporto personale con Il Signore e Salvatore, Gesù Cristo.

Per ricevere la TELEVISIONE CRISTIANA IN ITALIA non serve un abbonamento o un canone: basta istallare un kit satellitare (ricevitore e parabola) da puntare sul seguitissimo satellite Hotbird 6. Una volta avviato l'aggiornamento della sintonia canali del ricevitore, troverete automaticamente TELEVISIONE CRISTIANA IN ITALIA.

Oppure sull'indirizzo potete seguire in diretta i programmi: http://www.tci-italia.it/home.php

Di seguito sono riportati i dati tecnici che vi serviranno per la ricezione del segnale:

Satellite Hotbird 6
Posizione 13° est
Frequenza 11.565 Mhz
F.E.C. (Forward Error Connecting) 3/4
Polarizzazione Orizzontale
Symbol Rate 27,5 Ms/S

Alcuni studi biblici di Joyce Meyer in italiano possono essere seguiti in questi orari:
- lunedì h 22:30
- martedì h 19:00 (replica)
- martedì h 22:30
- mercoledì h 19:00 (replica)
- mercoledì h 22:30
- giovedì h 19:00 (replica)
- giovedì h 22:30
- venerdì h 19:00 (replica)
- venerdì h 22:30
- sabato h 19:00 (replica)

Fonte: Blog Sana Nostra Terra Firenze, Italia